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ASIA/ISRAELE - Netanyahu: Israele è l'unico Stato del Medio Oriente che protegge i cristiani

18 dicembre 2015 12:42:32 Fides News - Italian

Gerusalemme – Nei Paesi del Medio Oriente i cristiani sono perseguitati e uccisi “dall'islam radicale”, e l'unico Stato della regione che protegge i cristiani “è lo Stato di Israele”. Così il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha delineato la condizione dei cristiani in Medio Oriente, rivendicando allo Stato ebraico il profilo di “nazione amica” nei confronti dei battezzati, da lui presentati come vittime di violenze e discriminazioni nei Paesi mediorientali a maggioranza islamica. Le considerazioni del premier israeliano sulla condizione dei cristiani in Medio Oriente sono contenute nel video-messaggio che Netanyahu ha rivolto ieri ai membri dell'Israeli Christians Recruitment Forum, in occasione del loro raduno annuale, svoltosi a Nazaret Illit. L'Israel Christians Recruitment Forum è l'organizzazione presieduta dal sacerdote greco ortodosso israeliano Gabriel Naddaf e impegnata a sostenere l'arruolamento di soldati cristiani nell'esercito israeliano. Netanyahu ha elogiato e ringraziato i membri del Forum per la loro attività, sottolineando che quest'anno, grazie anche alla loro mobilitazione, il numero dei soldati cristiani arruolati come volontari nelle forze armate israeliane è in costante aumento, e le 200 nuove reclute cristiane di quest'anno rappresentano un incremento significativo rispetto ai dati registrati l'anno precedente. “Voi sapete molto bene” ha aggiunto il Premier israeliano “che la nostra regione è in fiamme e i cristiani in Iraq, in Siria e purtroppo anche sotto l'Autorità Palestinese, soffrono molto a causa dell'islam radicale. Queste comunità sono perseguitate, e purtroppo molte persone hanno perso la vita per la loro fede. L'islam radicale” ha proseguito Netanyahu “non fa differenza tra cristiani, ebrei e musulmani che rifiutano il loro estremismo. Per loro sono tutti infedeli che devono essere uccisi”. Per questo – ha dedotto il leader israeliano “ora più che mai risulta evidente qual è l'unico Stato in Medio Oriente c'è uno Stato che protegge le minoranze, dove i cristiani vivono in pace e dove la loro comunità è in continua crescita: questo stato è lo Stato di Israele”. In passato, come documentato dall'Agenzia Fides , un documento pubblicato dalla Commissione Giustizia e Pace dell'Assemblea dei Vescovi ordinari cattolici di Terra Santa ha delineato criteri di discernimento sulla questione dell'arruolamento degli arabi cristiani nell'esercito israeliano. Secondo gli estensori di quel documento, l'esercito è utilizzato come “un'istituzione che promuove coesione sociale” e un “luogo chiave” per coinvolgere i cittadini nel progetto nazionale “così come è concepito dalle autorità, cioè promuovendo Israele come uno Stato nazionale ebraico”. In questa prospettiva, secondo la commissione Giustizia e Pace operante in Terra Santa, “parlare dell'arruolamento dei cristiani arabi piuttosto che degli arabi in generale – musulmani e cristiani – è chiaramente un tentativo di infilare un cuneo tra cristiani e musulmani in Israele”. Inoltre, “l'esercito è usato come un mezzo per imporre e mantenere l'occupazione dei territori palestinesi e quindi impedire ai palestinesi dal raggiungere dignità e indipendenza”. Esso si configura come “un esercito di aggressione e non di difesa”. Quindi “l'uso del servizio militare per dividere in se stessa la popolazione araba danneggia gli interessi degli arabi come comunità”. .

Vice Tutte le news Time18 dicembre 2015 12:42:32


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AFRICA/CENTRAFRICA - Il video messaggio di Papa Francesco presentato ai musulmani dall’Arcivescovo di Bangui

23 novembre 2015 12:14:21 Fides News - Italian

Bangui - “Stiamo andando insieme ai giornalisti al Km5 per presentare il video messaggio del Santo Padre sul suo viaggio nel nostro Paese” dice all’Agenzia Fides Sua Ecc. Mons. Dieudonné Nzapalainga Arcivescovo di Bangui e Presidente della Conferenza Episcopale della Repubblica Centrafricana, Paese che rientra nella visita che Papa Francesco effettuerà questa settimana in Africa. Il Km5 è il quartiere a maggioranza musulmana della capitale centrafricana, dove registrano tensioni e incidenti legati alla situazione politica che sta vivendo il Paese dal 2012. “Avremo un incontro per presentare il messaggio di Papa Francesco con i miei amici della piattaforma religiosa per la pace, formata oltre che dall’Arcivescovo di Bangui, dal Presidente del Consiglio islamico centrafricano, Imam Oumar Kobine Layama e dal Presidente della Alleanza Evangelica, il pastore Nicolas Guérékoyaméné-Gbangou. Insieme continuiamo ad invitare i nostri fedeli a coltivare l’unità, la coesione e a offrire il perdono ai nostri fratelli e sorelle” dice Mons. Nzapalainga che insieme agli altri membri della piattaforma interreligiosa per la pace ha sempre affermato come la religione sia stata strumentalizzata a fini politici. Nel suo messaggio Papa Francesco afferma: “lo scopo della mia visita è in primo luogo di portativi, a nome di Gesù, il conforto della consolazione e della speranza. Spero con tutto il cuore che la mia visita possa contribuire,in un modo o nell'altro, ad alleviare le vostre ferite e a favorire le condizioni per un avvenire più sereno per il Centrafrica e tutti i suoi abitanti”. Rivolgendosi ai fedeli “di tutte le religioni ed etnie” del Paese, il Papa prosegue: “Desidero sostenere il dialogo interreligioso per incoraggiare la pacifica convivenza nel vostro Paese: so che questo è possibile, perché siamo tutti fratelli”. “Il messaggio del Papa è chiaro” commenta a Fides Mons. Nzapalainga. “È un messaggio di pace che riguarda tutte le religioni, le etnie e le tribù. Siamo grati al Santo Padre perché ha messo al centro della sua visita il popolo centrafricano, formato da cattolici, protestanti, musulmani e animisti, con un occhio di riguardo ai disperati, agli abbandonati. Siamo tutti pronti ad accogliere Papa Francesco perché ci porta la speranza e la consolazione” conclude l’Arcivescovo di Bangui.

Vice Tutte le news Time23 novembre 2015 12:14:21


AFRICA/KENYA - “La visita di Papa Francesco è come avere il suono dei tamburi che trasmettono la Parola risonante in tutta l’Africa”

05 novembre 2015 12:54:56 Fides News - Italian

Nairobi - “Il fatto che il Papa inizi la sua visita in Africa qui, in questa grande nazione, è una benedizione e un’opportunità per noi keniani” ha affermato Sua Ecc. Mons. Alfred Rotich, Ordinario Militare, Presidente del segretariato per la visita del Pontefice nel Paese africano, in un’intervista all’emittente televisiva NTV Kenya, segnalata all’Agenzia Fides. “Il Santo Padre porterà benedizioni e solidarietà, consolazione e speranza, in un momento nel quale molti di noi vivono nello sconforto. La visita del Papa offre l’opportunità per i keniani di discutere di problemi come l’ambiente, la giustizia, la coesione sociale, l’integrità morale, lo stare insieme attraverso il dialogo” ha affermato ancora Mons. Rotich. “Con la visita del Papa è come avere il messaggio di Gesù Cristo rinnovato, come avere il suono dei tamburi che trasmettono la Parola risonante in tutta l’Africa” ha aggiunto. Secondo Mons. Rotich, non ci sono particolari problemi nella preparazione della visita di Papa Francesco. Sull’aspetto della sicurezza Mons. Rotich ha invitato i fedeli che abitano nei luoghi che verranno visitati dal Santo Padre a essere consapevoli dell’ambiente nel quale vivono, chiedendosi chi sono i propri vicini. Questo è anche un modo per ottenere quello che Mons. Rotich auspica rimanga della visita papale: un Paese più unito e solidale.

Vice Tutte le news Time05 novembre 2015 12:54:56


AFRICA/COSTA D’AVORIO - “La società ivoriana è malata sul piano spirituale e morale” denunciano i Vescovi

27 gennaio 2015 11:18:25 Fides News - Italian

Abidjan - “La corsa sfrenata al facile guadagno e al potere minaccia la coesione sociale e la stabilità del Paese” affermano i Vescovi della Costa d’Avorio nel messaggio pubblicato al termine della loro Assemblea plenaria, tenutasi a Abengourou dal 19 al 25 gennaio, pervenuto all’Agenzia Fides. “Dopo un decennio di crisi profonda che ha dolorosamente segnato la storia della Costa d’Avorio, scuotendo la coesione sociale, siamo giunti al momento della riconciliazione e della ricostruzione del nostro Paese” afferma il messaggio, facendo riferimento alla crisi scoppiata nel settembre 2002 che ha visto la Costa d’Avorio divisa in due parti, risolta solo nel 2011 con l’arresto dell’ex Presidente Laurent Gbagbo e l’insediamento dell’attuale Capo dello Stato, Alassane Ouattara. La ricostruzione e la riconciliazione nazionali sono però minacciate, secondo i Vescovi, dalla “corsa sfrenata al facile guadagno e al potere, che comportano derive dalle conseguenze incalcolabili”. I Vescovi denunciano in particolare i sacrifici umani dei quali sono spesso vittime gli albini e i bambini. “Non è raro trovarsi di fronte allo spettacolo triste e orribile di corpi mutilati, di albini massacrati, di tombe profanate, di scheletri esposti a disprezzo della dignità dell’uomo”. “Non possiamo dimenticare - prosegue il messaggio - la triste sorte dei bambini rapiti, incatenati, imprigionati e tenuti in uno stato di malnutrizione estrema, in attesa di essere fatti oggetto di riti sacrificali da parte di persone alla ricerca della ricchezza e del potere”. A questo si aggiungono i tanti giovani vittime di alcool e droga, o che finiscono per entrare a far parte di bande di taglieggiatori di strada. “La società ivoriana è quindi malata sul piano spirituale e morale” concludono Vescovi, che lanciano un appello a tutti, perché ciascuno faccia la propria parte, dai politici ai capi religiosi, dalle famiglie ai leader tradizionali.

Vice Tutte le news Time27 gennaio 2015 11:18:25


AFRICA/CONGO RD - Nord Kivu: le conclusioni dell’incontro dei “saggi” per mettere fine alla guerra nel Territorio di Beni

22 dicembre 2014 10:14:01 Fides News - Italian

Kinshasa - La minaccia alla popolazione civile nel Territorio di Beni, parte della Provincia del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, è “ibrida”. Lo afferma il documento conclusivo dell’incontro di tre giorni organizzato dal Coordinamento della Società civile locale . Nel documento, inviato all’Agenzia Fides, si afferma che le recenti stragi di civili che hanno provocato più di 250 morti, sono opera di ”residui” del gruppo armato di origine ugandese ADF-NALU, “presente nella provincia da due decenni”, ma anche di “figli smarriti delle comunità locali, che si sono riuniti attorno a loro”. Una relazione, quella stabilita tra l’ADF-NALU e alcuni gruppi locali, che è qualificata come “di ordine militare e socio-economico, attraverso una rete informativa e di transazione transfrontaliera mafiosa”. “Il nemico - continua il documento - ha potuto acquistare alla propria causa criminale, che include pratiche jihadiste, alcuni attori politici, operatori economici mafiosi e autorità tradizionali con la complicità di Paesi vicini”. Un’analisi che conferma quanto già rilevato dalla Rete Pace nel Congo che nota la presenza, accanto dell’ADF-NALU, di altri gruppi armati che seminano morte e distruzione nell’area. Il documento raccomanda una maggiore coesione tra gli attori politici, sociali e militari locali per “uscire dalla morsa di terrore, di forte diffidenza e di confusione nel quale la contrada è sprofondata da 20 anni”. A tal fine si raccomanda di istituire una commissione per monitorare gli impegni, le raccomandazioni e le risoluzioni adottate in questo incontro, e diffondere il risultato del dialogo sociale a livello locale, nazionale e internazionale.

Vice Tutte le news Time22 dicembre 2014 10:14:01


AFRICA/CENTRAFRICA - “Il banditismo minaccia la pace, sembra che alcuni si divertano a disseminare armi tra la popolazione” denunciano i Vescovi

02 dicembre 2014 13:04:27 Fides News - Italian

Bangui – “Il popolo è ancora ostaggio di gruppi armati presenti sul territorio e che occupano la scena nazionale” denunciano i Vescovi centrafricani nel messaggio per l’Avvento redatto dal Consiglio permanente della locale Conferenza episcopale, pervenuto all’Agenzia Fides. “La libertà di portare avanti le proprie attività e di far fronte onestamente ai propri bisogni è una pura illusione per molti nostri compatrioti. In effetti l’insicurezza costringe ancora numerose persone ad abbandonare le proprie case e villaggi per rifugiarsi in campi di fortuna, come a Bangui, a Bambari, a Batangafo” continua il messaggio, che ricorda come i Vescovi abbiano denunciato “più volte le condizioni di precarietà alle quali sono ingiustamente sottoposti i centrafricani dall’inizio della crisi politico-militare . Si direbbe una discesa all’inferno”. I gruppi che si sono combattuti durante la guerra civile, la coalizione ribelle Seleka e le milizie anti balaka, pur formalmente sciolti, hanno dato vita a una serie di gruppi banditeschi che imperversano nel Paese, al punto che i Vescovi affermano di essere “inquieti per la crescita del grande banditismo”. Tra gli atti commessi da queste bande, ci sono i sequestri di persone, che non hanno risparmiato nemmeno i missionari, come p. Mateusz Dziedzic, sacerdote Fidei Donum polacco, di recente liberato . “Sembra che alcuni si divertano a disseminare armi in mezzo alla popolazione. È un gioco estremamente pericoloso, che non favorisce certo la coesione sociale” afferma il messaggio. Dopo aver esortato le forze di sicurezza nazionali e internazionali a rafforzare le misure di sicurezza a favore dei civili, i Vescovi concludono ricordando che la pace duratura è un dono di Cristo, che però dipende da ciascuno, e che lo strumento ideale per ottenerla è il dialogo e il confronto costruttivo.

Vice Tutte le news Time02 dicembre 2014 13:04:27


In cerca di coesione

03 settembre 2014 12:52:08 MySyndicaat Feedbot: monrifnet_-all-global

IL 4 E IL 5 settembre l’Alleanza riunirà per il suo 25° vertice i 28 capi di Stato e di Governo. In realtà, con una sessantina di alte personalità, le dimensioni saranno molto più ampie, essendo invitati tutti i partner Nato e tutti i Paesi che hanno fornito un contributo in Afghanistan. Si terrà regolarmente anche il vertice Nato-Ucraina, mentre quello Nato-Russia — fatte salve improbabili sorprese della secret diplomacy — non avrà luogo. Sinora in Italia non se ne è quasi parlato, presi come siamo dagli affanni del ‘nostro’ semestre europeo: eppure, potrebbero esserci richiesti impegni cruciali. Quando, ad esempio, si proporrà di migliorare le sinergie tra Nato e Ue, nell’attuale posizione sarà doveroso esprimerci in concreto, sebbene sia arcinoto come in Italia la politica preferisca lasciare sotto traccia ogni evento che abbia connessione con armamenti e cose militari. Ci sarà poi anche la discussione di un Piano di Prontezza Operativa (readiness plan) che richiederà ulteriori risorse. Qualche assicurazione la dovremo pur dare anche noi: l’impegno richiesto sarà dell’ordine del 2% del Pil, mentre noi siamo regrediti allo 0,8, con tentativi di ulteriore erosione. IL TEMA del summit è «Il futuro della Nato», ma è ovvio che a rubarsi la scena saranno il nuovo rapporto con la Russia (questione ucraina) e le problematiche connesse al post-Afghanistan. Della novità Califfato, posta in agenda da Obama all’ultimo momento, se ne dovrà pur parlare. Su tutto ciò al momento non c’è una concreta identità di vedute e gli sherpa dovranno applicarsi in un duro esercizio per redigere qualcosa che sia allo stesso tempo incisivo, accettabile e politicamente decente. È vero che tutto è già concordato almeno nei principi, ma, con i dovuti riguardi, questa volta sarà bene leggere il comunicato finale con perspicace attenzione a tutte le sue sfumature: saranno tante.  Le aspettative sono molte, ma è bene non crederci troppo: in fondo, tutti i vertici sono un po’ deludenti. In una situazione così fluida, solo il Galles può davvero permettersi aspettative concrete. Il volume di affari per lo sviluppo dell’economia regionale, sopratutto in termini di pubblicità per il turismo, già oggi è l’argomento in maggiore evidenza sulla stampa locale.

Vice Tutte le news Time03 settembre 2014 12:52:08


ASIA/IRAQ - Responsabile Unicef: nel nord dell'Iraq un piano di “pulizia etnico-religiosa” che colpisce le minoranze

28 giugno 2014 12:32:31 Fides News - Italian

Erbil – L'ondata di sfollati fuggiti da Qaraqosh e dagli altri villaggi cristiani della Piana di Ninive sotto la pressione militare degli insorti sunniti guidati dagli islamisti dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante ha assunto le dimensioni di una emergenza umanitaria. A Erbil, capitale della regione autonoma del Kurdistan iracheno, la situazione critica è stata affrontata insieme dagli organismi di intervento internazionale e dalle iniziative assistenziali messe in campo dalle comunità cristiane. “Al momento” spiega all'Agenzia Fides il medico triestino Marzio Babille, responsabile Unicef per l'Iraq “nella sola Erbil hanno trovato rifugio in strutture pubbliche o comunitarie almeno 8mila sfollati provenienti dalla Piana di Ninive, che sono stati distribuiti in 19 punti di accoglienza, in buona parte concentrati nel sobborgo di Ankawa, abitato in prevalenza da cristiani. I primi arrivati apparivano letteralmente terrorizzati, dopo che la loro città era stata assalita a colpi di mortaio. Come Unicef fin dall'inizio dell'emergenza assicuriamo la distribuzione di servizi e beni di prima necessità, e in particolare abbiamo istituito due centri per l'infanzia, dove i nostri operatori si prendono cura quotidianamente di più di 700 bambini e bambine al di sotto dei 7 anni”. A giudizio di Babille, almeno a Erbil la risposta all'emergenza umanitaria è stata sollecita e soddisfacente anche per il coordinamento tra istituzioni civili e comunità ecclesiali. Dal suo punto di osservazione, il responsabile Unicef per l'Iraq coglie un chiaro disegno politico dietro l'offensiva degli insorti sunniti e le reazioni da essa innescate: “Le zone attaccate” riferisce a Fides il medico triestino “vengono di fatto 'ripulite' dei gruppi etnici e religiosi minoritari. Non capita solo ai cristiani, ma anche ai turkmeni che sono dovuti fuggire dalle aree sudorientali del Kurdistan iracheno e sono bersaglio di attacchi mirati anche a Kirkuk. E' evidente che si vuole riconfigurare la regione definendo le 'aree' dove i diversi gruppi possono o non possono vivere. Se si va avanti così, verrà meno ogni possibilità di mantenere una coesione nazionale basata sulla convivenza tra identità diverse. E i cristiani saranno tra le prime vittime di questa deriva”. Nei prossimi giorni una spediizone dell'Unicef proverà a raggiungere l'area di Sinjar, ai confini con la Siria, dove sono ammassati in condizioni drammatiche 70mila sfollati turkmeni, cristiani e sciiti fuggiti soprattutto dal distretto di Tal Afar davanti all'offensiva dei jihadisti dell'ISIL. “Sulla base delle nostre informazioni” spiega a Fides Babille “riteniamo che tra quei rifugiati, almeno 30mila potrebbero essere bambini e ragazzi”. .

Vice Tutte le news Time28 giugno 2014 12:32:31


Bonanni: Renzi sia più equilibrato, favorisca coesione

11 marzo 2014 12:15:56 Economia

Milano, 11 mar. (LaPresse) - "Penso che un presidente del Consiglio debba avere un atteggiamento più equilibrato, debba rispondere delle proprie responsabilità e debba favorire la coesione e non la divisione". Lo ha detto il segretario generale della ...

Vice Economia Time11 marzo 2014 12:15:56


Colle, su regole coesione nazionale

05 marzo 2014 19:33:50 RSS di Politica - ANSA.it

Appello al termine della visita a Tirana

Vice Politica Time05 marzo 2014 19:33:50