DPR 27.12.2013 NOMINA CAVALIERI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

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Il Cavaliere: Alfano irrilevante,

06 novembre 2014 06:40:10 MySyndicaat Feedbot: monrifnet_-all-global

ARCORE (Monza e Brianza) LE BARZELLETTE d'esordio, tre, due delle quali in francese (deliziosa ma irripetibile quella che gli raccontò Mitterrand) sono state il generoso omaggio a un rito dovuto. Nella sua villa di Arcore, Silvio Berlusconi sembra un leone in gabbia. Un leone ferito. Confinato a casa, con i carabinieri alla porta, il telefono sotto controllo e senza più il passaporto, non riesce a liberarsi dal peso della propria «ingiusta condanna» e dell'«assurda decadenza da parlamentare, terzo colpo di Stato dopo l'avviso di garanzia a Napoli nel 94 e la balla dello spread nel 2011». Ne parla in continuazione e quando ne parla ne soffre. È nervoso, non se ne fa una ragione. E a incoraggiarlo ad alzare lo sguardo sul mondo è anche peggio. A margine di questa rara intervista, la prima concessa a un giornalista nel suo salotto di Villa San Martino da quando vi è recluso' per decisione del giudice di sorveglianza, Berlusconi ha parlato dello stato dell'economia europea con toni a dir poco accorati. È preoccupato per l'Italia, ma, in ossequio al suo noto «ottimismo», non vuole dirlo pubblicamente: «Non servirebbe a nulla, sarebbe solo dannoso». Presidente, quanto conta la fragilità italiana nel rapporto che ha instaurato con Renzi? «Conta. Viviamo un momento difficile, io sono sempre stato ispirato da un sano patriottismo e la Patria è oggi minacciata da una crisi economica senza precedenti». Dunque? «Dunque, bisogna che, pur nel rispetto della diversità di ruoli e di cultura politica, ciascuno metta al primo posto l'interesse nazionale. Per vent'anni ci siamo lamentati del fatto che la politica fosse fatta prevalentemente di insulti e che mirasse alla distruzione dell'avversario. Tutti abbiamo sperato in un bipolarismo maturo nel quale, su alcuni temi di interesse generale come le regole istituzionali, si potessero trovare convergenze tra maggioranza e opposizione. Oggi questo parrebbe possibile». Con Renzi, sull'Italicum siete allo stallo? È favorevole a una legge elettorale che contribuisca a creare un sistema bipartitico? «Sarebbe una buona cosa. Ma la legge elettorale è fatta di tanti capitoli, che devono equilibrarsi fra loro. Ci stiamo lavorando sulla base del testo votato alla Camera tenendo conto che ogni correzione dev'essere concordata tra il Pd e noi. Non credo ci siano problemi insolubili ma spero che nessuno insista su delle forzature». C'è chi spiega la sua indulgenza nei confronti del governo Renzi con la necessità di tutelare le sue aziende... «Non capisco davvero cosa potrebbe fare il governo per tutelare le mie aziende. Anzi, no, una cosa potrebbe farla: far ripartire l'economia, così anche il mercato pubblicitario avrebbe una ripresa. Ma questo non riguarda Mediaset, riguarda l'Italia». Realisticamente, crede che ci siano le condizioni perché la legislatura arrivi alla sua scadenza naturale? «Non credo che una campagna elettorale sia quello di cui il Paese oggi ha bisogno, viste le difficoltà in cui ci troviamo». Se fosse possibile, il candidato premier sarebbe lei? «Tolga pure quel se'. Sono certo che la Corte europea dei diritti dell'uomo cancellerà una condanna paradossale ed ingiusta». Salvini dice che sarà lui a fare la rivoluzione liberale che a lei non è riuscita. «Per fare una rivoluzione liberale bisognerebbe in primo luogo essere liberali. Noi per questo Paese abbiamo fatto tantissimo. Salvini, al netto della propaganda, deve ancora dimostrare di saper fare qualcosa». Tornerà ad allearsi con Alfano? «Mi domando quale futuro si prefigurino i componenti del Nuovo centrodestra. Se decideranno di far parte della sinistra saranno abbandonati dai loro elettori. Se resteranno al centro, soli e ininfluenti, nessuno troverà opportuno votarli. Mi sembra che debbano darsi una mossa». È ancora ostile alle primarie? Se il Pd non le avesse adottate, Renzi non sarebbe emerso: per la sinistra sono state una salvezza... «Il Pd è ricorso alle primarie perché non aveva una classe dirigente legittimata dal voto popolare. Lo stesso Renzi ha vinto le primarie ma non è mai stato eletto dai cittadini, se si escludono i centomila voti che ha preso per diventare sindaco di Firenze. Da noi la situazione è ben diversa. Il leader del centrodestra è stato legittimato dal voto degli italiani in moltissime occasioni. In vent'anni, più di duecento milioni di voti». Non avverte l'esigenza di rinnovare il ceto politico del centrodestra? «Certamente. Forza Italia è nata nel '94 con protagonisti nuovi alla politica diversi dai professionisti della vecchia politica. Una squadra che si è rinnovata continuamente da vent'anni a questa parte. Ha idea di quanti parlamentari di Forza Italia sono rimasti dal 1994? Pochissimi. Dal 2001? Non più del 20%. Questo vuol dire che siamo aperti al continuo ingresso di nuovi protagonisti, di nuove energie. Nei prossimi mesi realizzeremo importanti iniziative sul territorio e terremo delle assemblee in tutti i comuni italiani, proprio a questo fine, per chiamare a noi nuovi missionari della libertà». Il cambio di linea sulle coppie di fatto e lo ius soli ha stupito molti, come ci è arrivato? «Nessun cambiamento di linea. Per noi la famiglia, così come è intesa oggi, era, è e sarà sempre il nucleo fondante della società, e uno dei nostri valori di riferimento. Ma, da liberali, saremmo incoerenti se negassimo il diritto di ognuno di fare scelte diverse, e se creassimo discriminazioni fra i cittadini in base ai loro orientamenti sessuali o agli stili di vita. Grandi Paesi come la Germania, guidati da partiti d'ispirazione cristiana, hanno dato una forma giuridica, che non è il matrimonio, alle unioni fra persone dello stesso sesso. Perché noi non dovremmo farlo?». Quanto al diritto di cittadinanza per gli immigrati? «Non ho mai detto che la cittadinanza italiana sia automatica per chiunque nasca nel nostro Paese. Questo sarebbe assurdo e pericoloso. Anzi ho aggiunto qualcosa in più al presupposto dei 18 anni previsto dalla legge: che i ragazzi nati in Italia da genitori stranieri abbiano compiuto un intero ciclo di studi, che padroneggino la nostra lingua, che conoscano e rispettino le nostre regole di convivenza e di civiltà». Secondo molti, a farle cambiare idea è stata Francesca Pascale... «Dato che io non ho mai cambiato idea, la domanda è mal posta. Quello che è cambiato, semmai, è la sensibilità diffusa su questi temi». Fitto dice che è la sua compagna a dare la linea al partito... «Non credo che Raffaele si presti a dire certe stupidaggini. Nessuno tra i miei potrebbe mai immaginare una cosa del genere». Lo stallo sull'elezione dei giudici costituzionali dimostra che i suoi gruppi parlamentari non la seguono... «Io non ho proposto alcun candidato per la Corte. Ho chiesto ai capigruppo di Camera e Senato di individuare un candidato con una selezione da svolgersi tramite i gruppi parlamentari e i vertici regionali di Forza Italia. I gruppi, quindi, non dovevano seguirmi su alcunché». Non teme la possibilità che Renzi trovi un'intesa con i Cinque stelle sul nome del prossimo Presidente della Repubblica? «No, non lo temo. Sarà una scelta difficile. Sarà importante farla con l'apporto di tutti». Presidente, se Forza Italia piange il Milan non ride. Cos'è successo da quando lei faceva il pieno di campioni in giro per l'Europa? «È successo che sono arrivati gli arabi, i russi, gli indonesiani... Personaggi con possibilità economiche straordinarie che hanno sconvolto il mercato». Qual è il campione che vorrebbe? «Le confesso che vedere tutti questi stranieri giocare nelle squadre italiane mi lascia perplesso. Mi fa male vedere molte squadre italiane in campo con undici stranieri. Per il futuro del mio Milan vorrei una rosa di giov

Vice Tutte le news Time06 novembre 2014 06:40:10


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Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha nominato i due giudici della Corte Costituzionale di nomina presidenziale

18 ottobre 2014 17:02:44 Il Post

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Vice Tutte le news Time18 ottobre 2014 17:02:44


L’acciaio italiano in cerca di Cavalieri esteri

25 settembre 2014 19:53:39 Corriere.it - Economia

Il ruolo di ThyssenKrupp per gli impianti di Terni, la joint-venture tra Malacalza e il colosso cinese Baosteel

Vice Economia Time25 settembre 2014 19:53:39


Governo, da Cdm nomina consiglieri dell'Ordine al merito della Repubblica

10 settembre 2014 15:31:05 Politica

Roma, 10 set. (LaPresse) - Su proposta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Cdm ha nominato componente del Consiglio dell'Ordine 'Al merito della Repubblica italiana' la dott.ssa Livia Pomodoro. Su proposta del ministro dell'Interno, Angelino ...

Vice Politica Time10 settembre 2014 15:31:05


Governo, da Cdm ok a nomine

10 settembre 2014 15:08:21 Politica

Roma, 10 set. (LaPresse) - Su proposta del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il Cdm ha nominato componente del Consiglio dell'Ordine 'Al merito della Repubblica italiana' la dott.ssa Livia Pomodoro. Su proposta del ministro dell'Interno, Angelino...

Vice Politica Time10 settembre 2014 15:08:21


Regge l'asse col Cavaliere

08 agosto 2014 09:41:03 MySyndicaat Feedbot: monrifnet_-all-global

RINVIO della discussione sulla legge elettorale all’autunno, quando sarà passata la riforma del Senato, e riflessione comune sui pericoli delle preferenze. È questo il succo politico del terzo incontro tra Renzi e Berlusconi. Al Cavaliere le preferenze non sono mai piaciute, è disponibile a un compromesso, ma ha avvertito Renzi di due grossi pericoli. Il primo è che senza una revisione della legge sul voto di scambio e sul traffico d’influenza, ogni candidato dovrà fare la campagna elettorale in compagnia del proprio avvocato. Che cos’è infatti il voto se non un legittimo scambio di interessi? Chi ne stabilisce i confini, in una repubblica in cui ogni pubblico ministero è un libero pensatore?  IL SECONDO è la lotta all’interno dei singoli partiti che porta a privilegiare i candidati con un più forte consenso organizzato. Questo può avvenire per obliqui rapporti nel Sud, ma anche perché la Cgil porterebbe a votare i propri candidati in danno di quelli più vicini a Renzi, meno potenti nell’apparato. Se ne riparlerà. Ma il clima era il migliore possibile. Da anni Silvio Berlusconi non era così sereno. L’assoluzione piena nel processo Ruby gli ha restituito l’onorabilità, che per un uomo pubblico col suo passato equivale alla vita. Non è una novità che tra Berlusconi e Renzi ci sia un rapporto speciale. Il presidente del Consiglio ha sempre ammirato le innovazioni comunicative di Berlusconi, che ammira la velocità di reazione di Renzi ,la sua abilità espositiva, il coraggio che talvolta sfida la temerarietà. Naturalmente i due hanno idee diverse su molti punti, ma superano le divergenze in nome della concretezza e della necessità di riformare l’Italia: cosa che a un governo di centrodestra non è mai stata consentita. È VERO che i due hanno parlato molto di politica estera e pochissimo di economia, nonostante la decrescita del Pil fosse nota fin dall’inizio dell’incontro. In politica estera l’esperienza di Berlusconi (dieci anni a palazzo Chigi) è utile a qualunque suo successore. La crisi in Libia, Siria, Israele e Palestina è tremenda e le conseguenze di quella ucraina mettono in pericolo i nostri rapporti privilegiati con la Russia: gas a parte, se davvero non potessimo più esportare alimentari e se ai russi fosse limitata la spesa turistica in occidente, per l’Italia il colpo sarebbe tremendo. Nessun accenno, invece, alla politica economica per due ragioni: la prima è che l’agenda prevedeva solo le riforme istituzionali e non altri punti di politica interna, la seconda è che sia Renzi sia Berlusconi sanno benissimo che senza una svolta nella politica europea nessun premier è in grado di capovolgere le cose in pochi mesi. Se la recessione fosse arrivata con Berlusconi al governo, imprenditori, sindacati e giornali si sarebbero uniti all’opposizione nel chiederne le dimissioni. Renzi in questo è più fortunato, ma anche lui deve prepararsi a un autunno molto difficile. DIFFICILE paradossalmente anche per il Cavaliere: come farà a non strillare, stando all’opposizione, pur sapendo che certe strade sarebbero uguali per destra e sinistra? Avremo di fatto un governo di unità nazionale non dichiarata? Vedremo. Su un punto Renzi è stato in assoluta minoranza: il calcio. Dei sei partecipanti all’incontro, quattro erano milanisti (Berlusconi, Gianni Letta, Guerini, Lotti). Il Cavaliere è stato assediato da domande su Pippo Inzaghi e dice di avere tranquillizzato tutti…

Vice Tutte le news Time08 agosto 2014 09:41:03


Regge l'asse col Cavaliere

08 agosto 2014 08:56:31 MySyndicaat Feedbot: monrifnet_-all-global

RINVIO della discussione sulla legge elettorale all’autunno, quando sarà passata la riforma del Senato, e riflessione comune sui pericoli delle preferenze. È questo il succo politico del terzo incontro tra Renzi e Berlusconi. Al Cavaliere le preferenze non sono mai piaciute, è disponibile a un compromesso, ma ha avvertito Renzi di due grossi pericoli. Il primo è che senza una revisione della legge sul voto di scambio e sul traffico d’influenza, ogni candidato dovrà fare la campagna elettorale in compagnia del proprio avvocato. Che cos’è infatti il voto se non un legittimo scambio di interessi? Chi ne stabilisce i confini, in una repubblica in cui ogni pubblico ministero è un libero pensatore?  IL SECONDO è la lotta all’interno dei singoli partiti che porta a privilegiare i candidati con un più forte consenso organizzato. Questo può avvenire per obliqui rapporti nel Sud, ma anche perché la Cgil porterebbe a votare i propri candidati in danno di quelli più vicini a Renzi, meno potenti nell’apparato. Se ne riparlerà. Ma il clima era il migliore possibile. Da anni Silvio Berlusconi non era così sereno. L’assoluzione piena nel processo Ruby gli ha restituito l’onorabilità, che per un uomo pubblico col suo passato equivale alla vita. Non è una novità che tra Berlusconi e Renzi ci sia un rapporto speciale. Il presidente del Consiglio ha sempre ammirato le innovazioni comunicative di Berlusconi, che ammira la velocità di reazione di Renzi ,la sua abilità espositiva, il coraggio che talvolta sfida la temerarietà. Naturalmente i due hanno idee diverse su molti punti, ma superano le divergenze in nome della concretezza e della necessità di riformare l’Italia: cosa che a un governo di centrodestra non è mai stata consentita. È VERO che i due hanno parlato molto di politica estera e pochissimo di economia, nonostante la decrescita del Pil fosse nota fin dall’inizio dell’incontro. In politica estera l’esperienza di Berlusconi (dieci anni a palazzo Chigi) è utile a qualunque suo successore. La crisi in Libia, Siria, Israele e Palestina è tremenda e le conseguenze di quella ucraina mettono in pericolo i nostri rapporti privilegiati con la Russia: gas a parte, se davvero non potessimo più esportare alimentari e se ai russi fosse limitata la spesa turistica in occidente, per l’Italia il colpo sarebbe tremendo. Nessun accenno, invece, alla politica economica per due ragioni: la prima è che l’agenda prevedeva solo le riforme istituzionali e non altri punti di politica interna, la seconda è che sia Renzi sia Berlusconi sanno benissimo che senza una svolta nella politica europea nessun premier è in grado di capovolgere le cose in pochi mesi. Se la recessione fosse arrivata con Berlusconi al governo, imprenditori, sindacati e giornali si sarebbero uniti all’opposizione nel chiederne le dimissioni. Renzi in questo è più fortunato, ma anche lui deve prepararsi a un autunno molto difficile. DIFFICILE paradossalmente anche per il Cavaliere: come farà a non strillare, stando all’opposizione, pur sapendo che certe strade sarebbero uguali per destra e sinistra? Avremo di fatto un governo di unità nazionale non dichiarata? Vedremo. Su un punto Renzi è stato in assoluta minoranza: il calcio. Dei sei partecipanti all’incontro, quattro erano milanisti (Berlusconi, Gianni Letta, Guerini, Lotti). Il Cavaliere è stato assediato da domande su Pippo Inzaghi e dice di avere tranquillizzato tutti…

Vice Tutte le news Time08 agosto 2014 08:56:31


EUROPA/REPUBBLICA CECA - Nomina del Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie

18 luglio 2014 13:11:46 Fides News Italiano

Città del Vaticano – Il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, in data 30 maggio 2014 ha nominato Direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie nella Repubblica Ceca per un quinquennio , il rev. Leos Halbrstat, diacono permanente della diocesi di Hradec Kralove. Il nuovo Direttore nazionale, che entrerà in carica il 1° novembre, ha 51 anni. Ha compiuto gli studi presso il liceo agrario di Praga, quindi dal 1990 al 1994 presso la facoltà di teologia cattolica dell’Università Carlo IV di Praga. E’ stato ordinato diacono nel 2009, ha prestato servizio come cappellano militare nell’esercito. E’ sposato, ha quattro figli e la moglie è l’attuale direttrice delle Opere della diocesi di Hradec Kralove.

Vice Tutte le news Time18 luglio 2014 13:11:46


Quirinale, Napolitano nomina 25 Cavalieri del lavoro

23 maggio 2014 17:53:44 Politica

Roma, 23 mag. (LaPresse) - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha firmato, il 21 maggio, i decreti con i quali, su proposta della ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi, di concerto con il ministro delle Politiche agricole Maur...

Vice Politica Time23 maggio 2014 17:53:44


Insegnamo ai cinesi a vendere come gli italiani". Sfida a Shanghai per la torinese Cavalieri Retailing

21 marzo 2014 17:10:27 Il Sole 24 ORE - Homepage

Insegnare ai formatori commerciali, ai responsabili dei punti vendita e ai commessi cinesi come allestire un negozio e come offrire la migliore assistenza ai clienti, dispensando...

Vice Tutte le news Time21 marzo 2014 17:10:27