Ricarica auto elettriche in Italia: perché i grandi piani non funzionano sotto casa tua

Un’autostrada con colonnine ogni 60 chilometri suona bene. Una rete da oltre 70.000 punti di ricarica pubblici anche. Poi torni nel tuo paese da 8.000 abitanti, parcheggi sotto il condominio e ti chiedi: dove la ricarico, esattamente? Tra i grandi numeri nazionali e la tua presa di corrente c’è un vuoto che nessun piano nazionale ha ancora colmato davvero.

In Italia, secondo i dati Motus-E, al terzo trimestre 2025 si contano oltre 70.000 punti di ricarica pubblici, con una crescita annua del 18%. Il PNRR ha stanziato circa 640 milioni per stazioni rapide su strade extraurbane e centri urbani, ma la distribuzione resta squilibrata: il 57% dei punti è al Nord, il 23% al Sud. Condomìni e piccoli comuni restano il collo di bottiglia.

I numeri della rete crescono, ma non dove servono a te

La fotografia complessiva è di una rete in espansione. Oltre 70.000 punti di ricarica pubblici installati a settembre 2025, quasi il triplo rispetto al 2019. In autostrada il 48% delle aree di servizio ha almeno una colonnina, con il 63% dei punti sopra i 150 kW di potenza. Se percorri la rete TEN-T, la copertura migliora trimestre dopo trimestre.

Ma sposta lo sguardo un centimetro fuori da quell’asse e il panorama cambia. Il Nord Italia concentra il 57% di tutta l’infrastruttura, il Centro il 20%, il Sud il 23%. E dentro queste macro-aree, la capillarità premia le grandi città e le tratte ad alto traffico, non i comuni sotto i 15.000 abitanti.

Secondo il Book UNRAE 2025, l’Italia si piazza al sedicesimo posto in Europa per capillarità, con 14,2 punti di ricarica ogni 100 km contro una media europea di 20,9. La classifica migliora se la leggi in rapporto alle auto elettriche circolanti — ma solo perché le auto elettriche in Italia sono poche, non perché le colonnine siano tante.

  • Lombardia: oltre 12.900 punti di ricarica
  • Lazio: circa 6.900
  • Piemonte: circa 6.150
  • Calabria, Basilicata, Molise: poche centinaia ciascuna

Chi lavora nel settore lo dice chiaro: installare dove c’è domanda è un investimento, installare dove la domanda non c’è ancora è una scommessa. E gli operatori privati, comprensibilmente, preferiscono investire.

Il PNRR puntava su 21.000 stazioni: cosa è successo davvero

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevedeva 21.255 punti di ricarica rapida operativi entro fine 2025, suddivisi tra 13.755 in centri urbani e 7.500 su strade extraurbane. Le risorse non mancavano: circa 360 milioni per le extraurbane, 279 milioni per le urbane. I bandi sono usciti, le piattaforme GSE sono state aperte, le imprese hanno presentato istanze.

Eppure diversi fattori hanno rallentato il percorso. I tempi burocratici per ottenere permessi comunali, gli allacciamenti alla rete elettrica — che in alcune zone richiedono mesi — e la complessità delle procedure di rendicontazione hanno diluito l’effetto dei fondi. Il governo ha rivisto il PNRR, spostando parte delle risorse verso incentivi alla rottamazione di veicoli endotermici.

E qui emerge il paradosso della scala: un bando nazionale disegnato per operatori con esperienza nella gestione di almeno il 5% delle stazioni di un dato ambito territoriale taglia fuori, di fatto, le piccole realtà locali. Il meccanismo funziona per chi può installare cento colonnine, non per chi ne vorrebbe mettere tre nel parcheggio del suo comune.

Il condominio è il vero banco di prova

Se hai un garage privato, installi una wallbox e il problema si riduce a scegliere il modello e pagare l’elettricista. Ma la maggioranza degli italiani vive in condominio, e lì la faccenda si complica. Servono delibere assembleari, lavori sulle parti comuni, adeguamenti dell’impianto elettrico, contatori dedicati.

La normativa, in teoria, ti aiuta: dal 2021 puoi installare una colonnina sulle parti comuni anche con il consenso della sola maggioranza dei presenti in assemblea. Il bonus colonnine domestiche — gestito dal MIMIT — copre fino all’80% della spesa, con un tetto di 1.500 euro per il singolo e 8.000 euro per il condominio.

Nella pratica si vede spesso un altro scenario:

  • L’amministratore non conosce la procedura o la scoraggia
  • La potenza condominiale disponibile non basta
  • I tempi di adeguamento superano quelli della finestra del bonus
  • I condomini senza auto elettrica si oppongono per principio

La finestra 2025 per le domande del bonus si è chiusa il 27 maggio, con appena un mese di apertura. Se non eri già pronto con preventivi e documenti, hai perso il treno. Un meccanismo pensato in grande — stanziamenti nazionali, piattaforma centralizzata — che si schianta sulla scala piccola del singolo condominio.

Cosa puoi fare se la rete pubblica non arriva da te

Aspettare che l’infrastruttura pubblica raggiunga il tuo comune non è una strategia. Ma qualche alternativa concreta esiste, e conviene conoscerla prima di decidere se l’elettrico fa per te.

La ricarica domestica resta l’opzione più pratica per chi ha accesso a un posto auto con presa. Una wallbox da 7,4 kW ricarica una batteria da 50 kWh in circa 7 ore notturne, sfruttando le fasce orarie più economiche. Il costo dell’energia domestica si aggira intorno a 0,25-0,30 €/kWh — meno della metà di una colonnina pubblica in corrente alternata.

Per chi non ha il box, alcune realtà locali stanno sperimentando hub di ricarica condivisi: parcheggi comunali con colonnine a bassa potenza accessibili tramite app. Non è la soluzione definitiva, ma copre il vuoto in attesa che i grandi operatori arrivino.

Soluzione Potenza tipica Costo indicativo per kWh Per chi è adatta
Wallbox domestica 7,4 kW circa 0,25-0,30 € Chi ha garage o posto auto privato
Colonnina pubblica AC 22 kW circa 0,45-0,55 € Ricarica urbana, soste medie
Colonnina pubblica DC fast 50-150 kW circa 0,55-0,75 € Viaggi, soste brevi
Stazione HPC autostradale 150-350 kW circa 0,70-0,80 € Lunghe percorrenze
Hub comunale condiviso 22 kW variabile, si stima 0,40-0,50 € Piccoli centri senza rete privata

La Delibera 541/2020 dell’ARERA consente, nell’ambito di una sperimentazione, l’aumento gratuito della potenza del contatore domestico nelle ore serali e festive per chi ha un dispositivo di ricarica compatibile. È una misura poco pubblicizzata ma utile se vuoi ricaricare a casa senza modificare il contratto.

Il divario Nord-Sud e il rischio di una rete a due velocità

La concentrazione degli operatori peggiora il quadro. I primi cinque gestori controllano oltre il 76% della rete pubblica, e investono dove il ritorno è più sicuro. Il risultato è una rete che si addensa lungo la dorsale autostradale padana e si dirada man mano che scendi verso il Mezzogiorno.

Il PNRR prevedeva priorità per le regioni del Sud, con bandi dedicati. Ma il meccanismo di cofinanziamento — l’operatore anticipa e poi rendiconta — penalizza chi non ha la struttura finanziaria per sostenere l’investimento iniziale. Di nuovo: un sistema pensato per grandi player che non si adatta ai territori marginali.

Il presidente di Motus-E ha chiesto un’estensione dei termini PNRR e una revisione dei meccanismi di cofinanziamento proprio per facilitare la copertura nelle zone meno servite. Ma intanto chi vive in quei territori si arrangia, o semplicemente non compra l’auto elettrica.

C’è una mappa in testa a ogni automobilista elettrico, e non è quella del navigatore. È quella mentale delle colonnine che funzionano, dei parcheggi dove sai che trovi la presa libera, dei supermercati con la ricarica nel sotterraneo. Fuori da quella mappa, l’ansia da autonomia non riguarda la batteria — riguarda l’infrastruttura. Una colonnina ogni due aree di servizio in autostrada è un dato. Il distributore sotto casa che non esiste è un’esperienza.

Domande che restano dopo i grandi annunci

Quanti punti di ricarica pubblici ha l’Italia nel 2025?

Secondo Motus-E, a settembre 2025 risultano installati oltre 70.000 punti di ricarica a uso pubblico, con una crescita annua di circa 10.000 unità. La distribuzione resta però fortemente sbilanciata verso il Nord e le grandi direttrici autostradali.

Posso installare una wallbox nel mio condominio?

Sì, la legge lo consente anche sulle parti comuni con voto a maggioranza dei presenti in assemblea. Nella pratica servono preventivi, adeguamenti elettrici e spesso mesi di trattativa condominiale. Il bonus statale copre fino all’80% della spesa, ma le finestre temporali per le domande sono brevi.

La ricarica rapida è davvero disponibile in autostrada?

A fine settembre 2025 il 48% delle aree di servizio autostradali ha almeno una colonnina, e il 63% dei punti supera i 150 kW. La copertura migliora, ma non è ancora capillare: circa un punto ogni due aree di servizio. Nelle tratte meno trafficate restano tratti scoperti.

Quanto costa ricaricare un’auto elettrica su rete pubblica?

Si stima tra 0,45 e 0,55 €/kWh per la corrente alternata e tra 0,55 e 0,80 €/kWh per la corrente continua rapida. Per una batteria da 50 kWh, il conto varia indicativamente da 22 a 40 euro. A casa, con wallbox e tariffa notturna, il costo scende a circa la metà.

I fondi PNRR per le colonnine sono stati spesi tutti?

No. Parte dei fondi originariamente destinati all’infrastruttura di ricarica — si parla di circa 597 milioni — è stata riallocata verso incentivi per l’acquisto di auto elettriche. I bandi restanti sono attivi ma i tempi di realizzazione si sono allungati rispetto alle previsioni iniziali.